DAL 1924 AL 1936

DAL 1924 AL 1932
Case bianche


Visto e considerato che, con il suo modo di pensare, ormai a Massarosa e dintorni sicuramente non avrebbe più ottenuto incarichi importanti e che, in seno alla famiglia, gli scontri con il padre ed il fratello si facevano ogni giorno più aspri, Virginio decide di trovare uno sbocco fuori dal paese natio.

Così, preparato un ricco campionario di bozzetti pubblicitari, inizia a viaggiare in Toscana e fuori, per contattare le maggiori industrie dell’epoca.
Studi per manifesti - anni ' 20 e ' 30


Le sue proposte geniali ed innovative piacciono e molte sono le ditte che acquistano i suoi bozzetti.
Dal ‘24 al ’32, lavora per la “Panforti Sapori”, la “Unica”, la “Cinzano”, la “Pepsi”, la “Olivetti”
ed altre importanti marche, difficilmente rintracciabili, poiché egli molte volte si nasconde sotto gli pseudonimi di VUBI o di VIRBIA, gli stessi usati per le vignette umoristiche.
Studi per manifesti - anni ' 20 e ' 30


Per un certo periodo lavora anche con l’ azienda pubblicitaria GROS-MONTI, rinunciando addirittura alla paternità delle proprie creazioni.

Tant’è che un suo importante manifesto del 1930, eseguito per la “Martini & Rossi”, oggi è attribuito ad un anonimo; come altri bozzetti realizzati per la stessa ditta, poi pubblicati su un catalogo del 1996, intitolato “Da Dudovich a Testa” - in occasione di una grande mostra pubblicitaria allestita alla Versiliana di Marina di Pietrasanta proprio dalla “Martini & Rossi".
Misericordia di Viareggio - 1926


A Viareggio, Virginio esegue dal ’24 al ’26, tra gli altri lavori, una cartolina per il BAR SI’ , un manifesto per l’HOTEL ROYAL ed un altro per la MISERICORDIA.



Sempre del “26, il manifesto per una corsa automobilistica “femminile” a Camaiore.
Bitter Campari




Quindi, nel 1927, giunge la grande soddisfazione di vincere il concorso per il Manifesto ufficiale del CARNEVALE DI VIAREGGIO;

e nel‘28, gli viene commissionata anche la copertina della
Canzonetta ufficiale del Carnevale, scritta da Icilio Sadun.

Le cose sembrano andar bene per il nostro autore che, frattanto, non trascura la pittura, il suo più grande amore.
Dal Manifesto Ufficiale del Carnevale di Viareggio 1927


A Viareggio, frequenta i carristi, collaborando anche alla costruzione di alcuni carri.
E’ amico di Darliano e del più giovane Renato Santini.
Con Lorenzo Viani, c’è una reciproca stima, anche perché il primo pubblica una piccola rivista letteraria e a Bianchi piace molto scrivere, racconti e poesie.
Canzonetta ufficiale del Carnevale di Viareggio 1828


Un altro amico è Ermete Zacconi, del quale Virginio segue con passione gli spettacoli teatrali
messi in scena a Lucca e Viareggio.
Anzi, egli stesso già progetta di dar vita ad una Filodrammatica a Massarosa, iniziativa che realizzerà più avanti e sulla quale ci soffermeremo ampiamente.

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Virginio è pure un bell’uomo: alto, distinto. Ha la voce forte e ben impostata….
Scuola di ballo


Peccato che abbia un occhio un po’ strabico e le gambe arcuate!
Ma il ciuffo di capelli chiari che ricade sulla fronte alta e la S leggermente strascicata che usa al posto della Z, gli conferiscono un fascino particolare.

Scartato alla visita militare per “insufficienza toracica”, ora non è più tanto magro e, con le donne, sembra ci sappia fare….
Tanto che, intrecciata una storia amorosa con la giovane figlia del medico condotto di Massarosa, che abita nel centro del paese, (in una casa divenuta poi d’importanza storica per aver ospitato persino Alessandro Manzoni) l’ha persuasa a fuggire con lui, poiché il padre non ne vuole neppure parlare di “quel pazzoide che fa l’artista”!
I fidanzati


Così, una sera, i due innamorati decidono di andarsene prima che il Dottore rientri dal giro quotidiano delle visite, dato che il cancello della villa sarebbe rimasto aperto soltanto finché egli non fosse tornato con il cavallo ed il calesse, che andava a collocare nella grande rimessa del giardino, prima di mettere catene e lucchetti agli ingressi.

Ma, chissà perché, forse per una soffiata, quella sera il medico rientra assai prima del solito, mentre Virginio e l’amata stanno ancora preparando i bagagli, in camera di lei.
La Ruga di sera


Al rumore inconfondibile delle ruote del calesse e degli zoccoli del cavallo sulla ghiaia, gli innamorati perdono completamente la testa e, prevalendo la paura sul desiderio di fuggire insieme,
creano una grande confusione; finché Virginio non trova di meglio che correre velocemente in giardino e rinchiudere a doppia mandata il Dottore nella rimessa.

Con tutte le conseguenze che sarebbero seguite e che possiamo benissimo immaginare; compresa la fine della tresca.

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Un’altra stranezza che riguarda Virginio Bianchi e che sembra davvero incredibile, è che egli riesca così bene a dipingere pur essendo daltonico!

Paesaggio da Villa Cecchini

Eppure i suoi paesaggi sono una sinfonia di verdi e di azzurri così ben dosati, così bene accostati al rosso delle tegole di un tetto o a quello delle foglie d’autunno!

Sicuramente una difficoltà in più da superare, tra le molte altre che seguiranno negli anni a venire.

Già, con l’avvento del “Fascismo”, per un ribelle come lui si profilano tempi duri, considerando egli una prerogativa assoluta degli artisti, quella di non doversi legare né, tanto meno, assoggettare ad alcun tipo di partito.



1932 –1936
LA PRIMA MOSTRA PERSONALE



Comunque vadano le cose, Virginio lavora alacremente per
Prima mostra personale di V. B. - 1932
presentare la sua prima Mostra Personale a Viareggio.
Dopo il diploma, ha dipinto tanti piccoli quadri, quasi tutti su tavolette di compensato o su pezzi di juta, ricavata da sacchi usati, per non sottrarre denaro al già magro bilancio.

Le opere da lui ritenute degne di essere esposte, sono centodieci; così decide di allestire questa rassegna nella “Locanda LA PIA”, vicino alla “Fossa dell’Abate”, che separa Viareggio da Lido di Camaiore.

E’ il 1932. – La mostra ottiene un grande successo e, tra i visitatori, si conta persino il RE Vittorio Emanuele, che si complimenta con l’autore dicendo di apprezzarne, oltre alla bravura, anche il “coraggio”, dimostrato dalle innovazioni della sua pittura; e afferma pure di augurarsi che altri giovani artisti possano seguire l’esempio di Bianchi!
(Immagine correlata)


Durante la mostra, il caricaturista Zac esegue una bellissima caricatura di Virginio con carboncini e gessetti colorati ; ed una seconda caricatura, eseguita da giovane Uberto Bonetti, va ad illustrare un lungo articolo scritto da G.Nerini, che viene pubblicato su un quotidiano in cronaca di Viareggio.

Molto ammirati soprattutto gli autoritratti di Virginio, uno dei quali finirà poi nella casa di un noto Avvocato lucchese.

Il ‘32 si rivela per Virginio un anno ricco di avvenimenti : riesce persino a realizzare il suo desiderio di fondare la compagnia di “Filodrammatica” massarosese, radunando gli amici artigiani ai quali insegna a recitare.
E si occupa personalmente di tutto, dalle scene ai costumi, dalla scelta dei testi all’assegnazione delle parti.
(Immagine correlata)


La cosa funziona ed il paese risponde favorevolmente.
Bianchi si entusiasma e mette in scena addirittura una parodia della “Francesca da Rimini” come autore, regista, scenografo ed attore.

La parodia ebbe da Virginio la seguente dedica :

ALLE ITELLIGENTISSIME SIGNORINE
ERICA E LEDI BIAGI –MARIA LENCIONI –
FILODRAMMATICHE IMPENITENTI
TIFOSE DELL’OPERA NAZIONALE
“DOPOLAVORO IN MASSAROSA”
DEDICO QUESTA MIA MODESTA
“CECCA”
CHE NE’ DI PROSA
NE’ DI POESIA RIVESTITA
STA PRENDENDO IL VOLO
DALLE MIE ORE DISTRATTE
DI ETERNO ERRANTE




Autoritratto 1932
Forse, riuscendo così a tornare nelle “grazie” dei compaesani, si sente finalmente appagato, a suo agio; ed i lati migliori del suo carattere, la generosità e la vena umoristica, esplodono in una girandola di impegni, tutti a favore della gente di Massarosa.

Fino a spingerlo ad organizzare anche un primo “Corso mascherato” con un grande carro di cartapesta, sul quale troneggiano due mascheroni: Fagiolo e Biroldo.



Saltimbanchi
Due buffi compari che rappresentano i paesi di Bozzano e di Massarosa, da sempre in competizione fra di loro ma, questa volta, insieme al CARNEVALE:
E non manca la “Canzonetta ufficiale”, con le parole del nostro versatile artista musicate dal “Maestro della Banda”.

Ed infine, tra tutte queste novità, la cosa che forse lo gratifica maggiormente, dopo qualche avventura amorosa finita nel nulla, è l’aver conosciuto la maestra elementare Enrica Biagi, arrivata da poco in paese e già coinvolta nella Filodrammatica nel ruolo di suggeritrice.
(Immagine correlata)


La ragazza, di poco più grande di Virginio, pure essa reduce da un lungo fidanzamento spezzato, si innamorerà di lui soprattutto perché lo trova “buffissimo” – dirà – e perché ne sollecita “l’istinto materno”.

Enrica, che diventerà la compagna della sua vita, è una bruna dalla pelle candida, formosa e molto elegante; assai vivace e comunicativa e con un naso importante, alla Dante Alighieri, per il quale dovrà subire per tutta la vita le battute umoristiche di Virginio.

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Però, la notizia del fidanzamento, non entusiasma Alberto, il padre di Virginio, dal quale la ragazza è costretta a subire un interrogatorio da Tribunale dell’Inquisizione per appurare se sia ancora vergine ed illibata, con tanto di giuramento in ginocchio davanti ad una statuina della Madonna.


La casa col giardino incolto
La cosa, chiaramente, manda in bestia Virginio e costituisce in seno alla famiglia un nuovo motivo di discordia, che crescerà quando, in seguito, egli dovrà chiedere al padre un prestito per costruirsi una casa in paese, sopra un terreno che era di proprietà della madre scomparsa.

Ma, intanto, i fidanzati si scrivono tenere missive quando sono lontani e, quando invece sono in paese, lui la sera va a “veglia dalla Signorina” – come tutti chiamano la Maestra - , anche perché è la proprietaria dell’unico apparecchio radiofonico che esiste nella zona.

Enrica abita insieme ad una sorella, di nome Elide, in casa di alcune comari molto affezionate alla Maestra.


Vignetta umoristica anni '20.
Anche Elide è una ragazza molto piacente; così, in quella casa, la sera si radunano parecchie persone, giovani o meno, che, con la scusa della “radio” o tentando di fare una corte discreta alle due ragazze, creano in realtà un centro di aggregazione culturale, dove si discute di teatro, poesia, arte e di altri argomenti mai trattati prima dalla maggior parte degli abitanti di Massarosa.

Virginio lavora intensamente, partecipando anche a concorsi banditi dal Regime Fascista, pur di guadagnare “qualche liretta” – dice lui – per metter su famiglia.

(Immagine correlata)

Ma comincia ad essere perseguitato da alcune sventure, a partire da una grave intossicazione causatagli dai colori ad olio, che gli procura dolori fortissimi, principalmente agli arti inferiori.

Così inizia a passare da un medico all’altro e a seguire diverse cure che però sembrano essere soltanto miseri palliativi.
Dovrà sospendere per un po’ la pittura e recarsi in un posto di mare a respirare aria pura e riposarsi.

In effetti, Virginio si recherà per un certo periodo, in una località marinara vicino a Livorno e cercherà di curarsi nel migliore dei modi, riacquistando un certo benessere.
Cartolina pubblicitaria - O.N.B.


Però i dolori nelle articolazioni rimarranno e costituiranno un pesante disagio da portarsi addosso, per tutta la vita.

Le lettere che scrive alla sua “GHIGA”, (così ha ribattezzato la fidanzata), sono adesso molto tristi.
Egli vede il proprio futuro gravemente compromesso da queste complicazioni, rammaricandosi di non poter più usare, come faceva prima, anche le dita per stendere il colore sulla tela e dover rinunciare così alle tavolozze materiche che caratterizzavano molti dei suoi lavori.

E si dispera, dichiarando che lei è l’unica sua consolazione, la sola luce che vede brillare in un incerto avvenire!

Negli anni seguenti, Virginio continua a darsi da fare per raggranellare il più possibile, facendo ogni lavoro che gli capita, vincendo anche due concorsi per cartoline, banditi da Mussolini sui temi: “Sogno di una madre italiana” e “Il giovane Balilla”.
Sogni di madre italiana


E mette in costruzione la sua casa, che vuole moderna e diversa da tutte le altre abitazioni del paese.
Disegna il progetto per gli esterni e gli interni, inventa i mobili, con gli armadi da incassare nelle pareti ; sceglie il marmo per la scala che porterà al piano superiore e va a cercare il vetro nero con il quale ricoprirà tutti i piani dei tavoli e delle credenze.




LETTERE AD ENRICA
10 AGOSTO 1935

Cara Enrica,
Enrica al mare


Ieri sera sono andato a letto prestissimo (alle 8) perché i dolori delle mie gambe sono cose abbastanza serie: aumentano di giorno in giorno!
In questo momento “sudo freddo” benché il dolore sia alquanto calmato; ma lunedì prossimo andrò a Lucca da uno specialista per vedere finalmente di cosa si tratta.

Oh se avessi tanto bene alle gambe come l’ho nel cuore!
Batterei certamente tutti i record dell’ora!
Ma speriamo bene, tutto passerà col tempo e con le cure che farò senza indugio.
Perdona la mia telegrafia laconica ed abbiti un milione di…(saluti cari).


15 AGOSTO 1935

Enrica mia,

Tanta gioia mi portano le tue lettere, che stento a contenerla.
Come fai ad essere così buona?
Grazie! Grazie mille, “Dondolino mio”!

Oggi anche il corpo sta bene: le gambe vanno assai meglio – e se il cielo è grigio e tappezzato di nuvoloni pregni di pioggia – se le rondini gridano disperate virando a guizzi nell’aria – se le campane suonano sorde e stordite – ho una gran festa nell’anima e nel cuore perché ho la certezza che mi vuoi bene!


21 AGOSTO 1935

Enrica cara,

la tua buona lettera mi trova un po’… “giù di forma” – un po’… sofferente nel corpo e nell’anima,
ma più che altro, nel corpo, poiché l’anima ha trovato la mano pietosa – buona – che l’accarezza con cura materna.
Mia buona Enrica, ho l’impressione che le mie gambe rappresentino un disastro senza rimedio e che dovrò trascinare la mia sofferenza per tutta la vita.

Mi sembra impossibile che con quei pochi colori ch’io uso possa essermi avvelenato il sangue fino a quel punto!
Se i due dottori da me consultati saranno concordi, allora farò la cura prescrittami e cioè: aria buona – riposo e stricnina una volta al giorno – niente mare e niente bagni!


31 AGOSTO 1935

Meravigliosa ragazza,

accingermi a scrivere è un problema! Anzi, due problemi, un’infinità di problemi, ora, che appena due giorni mi dividono dai tuoi baci e dalle tue carezze.

Oh…. i miei daltonici occhi che tanto disprezzavo!
Son riusciti finalmente a vedere la luce – Hanno veduto il sole concentrato in un’anfora di linea purissima: dal profilo non troppo regolare ma tanto, tanto simpatico!

Anfora mia, come va?
Non ti do il tempo di rispondere. - Incalzo: - Va là che vai bene!

Come vuoi che vada quando non manca la giovinezza (l’eterna giovinezza, direbbe D’Annunzio )
non ancora spoglia dell’adolescenza?
Adolescenza? Ma che dico?…Pubertà!… Ecco la definizione esatta

Scorri con molta degnazione questo ritaglio di giornale che ti accludo.
In esso si narra l’istoria tenera e fresca di due “giovani” del Celeste Impero che, molto diversi da noi per temperamento, (noi siamo freschi e loro caldi!) non hanno indugiato molto ad avere un figlio.
Il ritaglio può servirci ad aumentarci il coraggio.

Che diamine! – Siamo ancora in tenera età, noi! Vedrai che riusciremo assai meglio degli “allegri ragazzi di Pechino!"

Segue un ritaglio di giornale dal titolo:

CONTADINA SETTANTACINQUENNE CHE DA’ ALLA LUCE DUE GEMELLI
Pechino, 29

Un caso eccezionale, che ha destato l’attenzione degli scienziati e delle autorità, è avvenuto nel villaggio di Shao Wang Po, nelle prossimità di Canton.
Una contadina di settantacinque anni ha partorito due gemelli.
Il padre conta ben settantasei anni.
Una vera moltitudine di curiosi arriva da tutte le parti per vedere gli eccezionali genitori e i due gemelli.
La donna non aveva prima mai avuto bambini.



5 SETTEMBRE 1935

Mia cara,

perdona se tardo con le mie “lettere” ma…tanti grattacapi mi dà quel concorsetto e tante rabbie da morirne
Quando si fanno i lavori in fretta ti capitano tutte le disgrazie.

Il colore ti cola – l’inchiostro si spande – la carta s’arriccia e sei costretto a rifarti da capo cento volte.
In questi giorni mi succede di tutto un po’ e…per rimettere i “tempi persi”, sono costretto a sgobbare come un asino.
Avevo intenzione di presentarmi con più di un lavoro ma ci vorrà tutta se arriverò in tempo con uno solo.

In tanto daffare la tua ultima lettera mi ha elettrizzato! Grazie! Grazie, Mimmina mia.

Da te mi viene tanta forza e tanto coraggio che sono pronto per qualsiasi cimento.
Marchio per carta da lettere




5 SETTEMBRE 1935

Enrica mia,

perdona se tardo a scriverti ma dacché ho attaccato con un po’ di lavoro le preoccupazioni sono molte e le distrazioni anche eccessive.
Ho deciso di prendere parte al concorso dell’opera “Maternità e Infanzia” per un cartello.
Detto concorso scade il 27 di questo mese ed ancora sono molto indietro con i miei studi.
Ho abbandonato decisamente quello di Torino perché non sono preparato ad un tal genere di lavori e perché il tempo stringe.

Ho pochi giorni per sviluppare quello che ho in testa ma spero che i disturbi fisici non tornino a galla e che mi lascino lavorare con tranquillità.
Capirai che cinquemila lire sarebbero buone per certe nostre cosette e…. che faccio di tutto per prenderle.
Non ci spero, però, perché conosco i concorsi ed i loro sistemi; tento soltanto!



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