Un giusto omaggio a Virginio Bianchi

di FELICE ARCOLINI

Da “IL TIRRENO” – Cronaca di CARRARA – Domenica 3 febbraio 1980

(Mostra antologica del Pittore - Camera di Commercio di Carrara)


…Pittura leale, vitale; sono paesaggi, case, alberi, mare, cielo, costruiti, “fusi” nel colore, per nuove vie di solidità costruttive e di incantesimo.

Tratta la materia al colmo del suo rendimento espressivo, metodo di sintesi della natura, senso nuovo di affrontare il paesaggio come “il grande libro della Natura”; il gusto del colore espressivo e non descrittivo.

Rinuncia ai Valori del “modellato” (autoritratti 1936/64) per cogliere sino alla violenza l’estrema sintesi, suggerire dai rilievi e dalla luce “l’ora visionaria” (“Sull’argine”) che dà spazio alla sua pittura.

E’ questo che supera sé stesso nella sua disponibilità.
Nascono da queste sintesi le opere leggibili dal ‘ 60 /62 al 1970 : Paesaggi – Lavoro in risaia – Natura morta geometrica – Violino – Padule – ecc…

Ci sono già i presentimenti di un artista (ormai malato, con la vista indebolita) alle soglie dell’Eternità che sembra dipingere ascoltando il riflesso degli eterni ritorni, imprimendo l’invulnerabile silenzio attratto nell’effige della sua armonia.

E’ tra i rari contemporanei di ogni Arte a darci il senso di concepire dentro la visione, nel credere e nel voler dire la sua “favola”.

Favola di vita che ci giunge proprio in un memento in cui, nel nostro Paese, rapine e delitti, soprusi e violenze, malvagità, ipocrisia e prostituzione, regnano ad ogni livello.

“Pennellate” di Virginio Bianchi che oggi lo ritroverebbero forse davanti allo specchio per un nuovo autoritratto in un nuovo “autoesilio”, nella sua dolce e solatia Massarosa, come volerci ancora “trasmettere”, voler sperare ancora anche in questi momenti in cui le manifestazioni di Milano – Venezia – Spoleto – Roma, sono diventate grosse sagre di lusso che non rispondono più ad un bisogno di comunicativa culturale.

Sono “Fiere” nelle quali il pubblico vuole cercare di divertirsi per forza, magari essere preso in giro; gli artisti si dibattono come dannati danteschi senza uscita.

A questo momento, è meglio gustarci in “Provincia” Virginio Bianchi, tanto la critica attenta e colta è là, alle grosse sagre di lusso.
Gustarci la sua “aria pura” che penso non possa mancare di una vena anarcoide, desiderosa tanto di amore e di pace quanto di carità e libertà individuali..

E’ meglio rivedere ancora le sue “Vignette”, gli originali pubblicitari, rileggere “Carovita – Luce elettrica – Politica” che sembrano essere scritte ora.…proprio perché di mente d’Artista.

Investa ancora tutti questa “ventata salubre”, dal mondo del lavoro alla scuola, dalla cultura alla politica, purché si sappia che certi valori esistono ancora…basta magari, anche semplicemente…andarli a vedere!

FELICE ARCOLINI



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